Poiché ogni opera consta dell’unione di elementi in cui sono valide le leggi immanenti, anche il più modesto pezzo musicale dovrebbe in fondo, grazie a quelle energie, serbare una traccia della nobiltà insita nella musica. Già spesso mi sono domandato se non sia appunto così, e se forse non derivi proprio dal gusto contrastante conferito da quella goccia celeste anche alla più triviale miscela, la sua deplorevole forza d’attrazione. Mentre le leggi elementari della lingua da noi chiamate grammatica sono di genere razionale, in quelle del linguaggio musicale riconosco una qualità emotiva. L’aspirazione a passare dal movimento inquieto e dal conflitto alla pace tranquilla, comprende in sé il valore ottimistico di una promessa, giacché dopo fugaci soddisfazioni nella consonanza e dopo rinnovati conflitti si raggiunge sempre, alla fine, una consonanza ultima. Da ciò si può forse spiegare perché anche il più cupo movimento musicale non ci lascia disperati. Attraverso il no di una musica tragica noi percepiamo il sì consolatore dell’elemento in cui esso si esprime, e troviamo confermato nella musica quello che si rivelò allo sguardo di Nietzsche nel mondo notturno: “Il piacere è più profondo del dolore.” Nella magistrale novella di Grillparzer, Il povero musicante, leggiamo come egli ascoltava quest’umilissimo adoratore della musica nei suoi rapiti e solitari esercizi sul violino; è sempre una nota per volta che egli suona insistendo a goderla con un intenso movimento dell’arco, gustando mediante un semplicissimo prodursi di singole note un’evidente felicità. Come non ammettere, insieme al povero musicante, che una nota sola, in una data altezza - in contrasto con l’imprecisa altezza della parola detta - basta a toccare il nostro sentimento? Persino un suono singolo, questo modestissimo messaggero della sfera sublime della musica, contiene dunque un poco di quella qualità emotiva che troviamo nei suoi elementi e che si fa incontro a noi, dalle grandiose opere dei compositori, come rivelazione spirituale, sconvolgendo i nostri cuori.
Bruno Walter, Musica e interpretazione, Ricordi, 1958.









