fotografia F. Nicolini
La scrittura è magica. Meravigliosa. Io sono sopraffatto ogni volta al pensiero di come possa essere espressa una melodia da una serie di punti. E sappiamo che c’è un complesso di regole per saperne il tracciato. Anche queste leggi non esauriscono l’idea musicale, cioè non permettono di scriverla compiutamente, a parte in ogni caso gli infiniti modi di eseguirla. Ma leggendo le pagine scritte di pugno dell’autore, si capisce subito che nessuna edizione a stampa può sostituirla. L’edizione a stampa deve partire dal fatto che ci sia una realtà scientifica trasportabile con altre cifre. Ad esempio, l’edizione moderna sposta le posizioni delle parti per un criterio di leggibilità pratico, comune anche fra epoche diverse; e scioglie le incertezze con precise decisioni. Ma la scrittura non è scientifica, deve invece essere magica. Nessun fisico potrebbe risponderci su quanto sia alto un diesis o un bemolle, quanto lunga una pausa. I parametri non stanno tutti scritti. La convenzione di un insieme di regole tramandate, ed interpretate anche storicamente momento per momento, permette al compositore di esprimersi per iscritto, ma lo scritto è più di quanto sia l’ordine dei segni nelle regole. Lo scritto è il segno, concreto, irreperibile. I vecchi copisti lo sapevano: non che il loro lavoro ci ripeta l’autografo, perché la mano è un’altra; ma ci offrono una lettura molto più vicina a quella dell’autografo che non le edizioni a stampa. Ci possono essere più errori, e si tratterà di capirli. Ma sono mani che scrivono, non lastre che stampano. La scrittura è meravigliosa. (N. Harnoncourt)
PS. Piccola caccia al tesoro: dove si trovano le opere fotografate?