Silence

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Poiché in questa musica nuova non accade niente altro che suoni: suoni che sono stati scritti, e suoni che non lo sono stati. Quelli che non lo sono stati appaiono, nella musica scritta, silenzi, aprendo la strada della musica a quei suoni che, casualmente, si verificano nell’intorno fisico. E’ un’apertura che esiste anche nella scultura e nell’architettura moderna. Gli edifici di vetro di Mies van der Rohe riflettono l’intorno fisico, offrendo all’occhio immagini di nuvole, alberi o erba, secondo dove si trovano. E quando si guardano le costruzioni in filo metallico dello scultore Richard Lippold, è inevitabile che si vedano altre cose, compresa la gente, se capita ci siano persone in quel momento, attraverso il reticolo dei fili. Né lo spazio vuoto, né un tempo vuoto, esistono. Qualcosa da vedere, qualcosa da udire, c’è sempre. In realtà, proviamoci con tutte le nostre forze a fare “silenzio”: non ci riusciremo. Talvolta, per certe finalità tecniche, è desiderabile una situazione il più possibile silenziosa. Un ambiente di questo tipo è detto camera anecoica; le sue superfici sono di un materiale assorbente speciale; è una stanza del tutto priva di risonanze. Diversi anni fa entrai, all’Università di Harvard, in una stanza così; e sentivo due suoni, uno alto e uno basso. Quando li descrissi al tecnico di servizio, m’informò che il suono alto era il mio sistema nervoso in azione; quello basso il mio sangue in circolazione. Finché non sarò morto esisteranno suoni; e seguiteranno dopo la mia morte. Non c’è da temere per il futuro della musica.

 

Ma questa intrepida sicurezza si raggiunge soltanto se, al punto in cui le strade si dividono, al punto in cui si comprende che suoni se ne producono che lo si voglia o no, ci si volge ad ascoltare, tra i suoni, quelli che non si intendono. Questa svolta è psicologica, e a prima vista sembra una rinuncia a tutto ciò che appartiene all’umano: per un musicista, la rinuncia alla musica. Ma è una svolta psicologica che guida entro il mondo della natura; e là, gradatamente o subitamente, si vede che umanità e natura non sono separate e stanno tutte due insieme a questo mondo; che, quando si è rinunciato a tutto, non si è perduto niente. In termini musicali, qualunque numero di suoni può verificarsi, in qualunque combinazione e  con qualunque continuità.

John Cage, Silence, 1957

Una Risposta a “Silence”

  1. Lungo fu il silenzio….

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