Musica contemporanea

img_0317Uno sguardo malinconico sul Novecento

La preparazione di questo libro che si avvia ora alla fine mi ha occupato  – sia pure con frequenti e lunghe interruzioni – per più di otto anni. Lo stato d’animo con cui io l’ho iniziato, di calma riflessiva e serena confacentesi alla mia età, non le fu sempre concesso. Confesso che si aggiunse sempre più un senso d’angoscia, anzi di dolore, poiché, man mano che il libro procedeva, più assillante sorgeva il problema se non appartenessero ormai al passato tutti i pensieri, le opinioni e i consigli che venivano a radunarsi in questo “testamento di musicista” ed insieme anche il musicista stesso, che ha tentato di esprimere una parte essenziale dei risultati artistici della sua vita. Sempre più mi pareva che i grandi incendi nel mondo, il cui fumo ottenebrò la prima metà del secolo ventesimo, indicassero pure un crepuscolo degli dei per quel regno dello spirito che era stato la mia patria. Di dove altrimenti avrebbe potuto nascere e accrescersi in me quel penoso senso di estraneità all’atmosfera, un tempo così familiare, della pubblica attività artistica? Quei templi nei quali durante la mia vita avevo recato preghiere ed offerte erano dunque davvero in via di decadimento? Sta inaridendosi la sublime sorgente d’ogni grande arte, l’ispirazione creativa deve essere sostituita, perché inattuale, da procedimenti da laboratorio che producono arte secondo principi astratti, in via sperimentale, a soddisfacimento d’interessi intellettuali? [...]

Beverly Hills – Agosto 1955

Bruno Walter, Musica e interpretazione, Ricordi 1958   

 

Riflessioni di un protagonista della musica del nostro tempo

Amo molto la dialettica tra l’ordine e il caos, perché è una dialettica fisica della natura ed è una dialettica della mente. Ci sono momenti in cui la mente ama il disordine, ma essa non può sopportare il disordine molto a lungo e a partire da un certo momento se ne distacca. Viceversa se la mente ama l’ordine, non ama un ordine prevedibile. In una composizione bisogna navigare tra un minimo di ordine e un minimo di disordine, a costo di esplorare i territori estremi per un tempo limitato. Si può avere il caos, ma fino al momento che la mente se ne disinteressa e allora bisogna riportarlo a qualcosa che la mente possa afferrare. Questo problema non me lo ponevo affatto quando ero molto giovane, perché davo e ancora non ricevevo, mentre l’attività di interprete mi ha molto insegnato sul circuito dare-ricevere …        

Pierre Boulez, intervista citata in Classic Voice n. 79, dicembre 2005

 Sovente ho paragonato l’opera alla pianta di una città: non si cambia la sua planimetria, la si percepisce com’è, ma ci sono differenti modi di percorrerla, differenti modi di visitarla. Questo paragone è per me estremamente significativo. L’opera è come una città o come un labirinto. Una città è sovente anche un labirinto: la si visita e si scelgono le proprie direzioni, il proprio itinerario, ma è più che evidente che per scoprire una città ci vogliono una pianta precisa, e certe regole di circolazione. [...]

Pierre Boulez, Per volontà e per caso, Einaudi 1977.img_01251

 

6 Risposte a “Musica contemporanea”

  1. Sono Andrea Aguzzi (aka Empedocle70) il web master del Blog Chitarra e Dintorni. Volevo farvi i complimenti per il vostro bel blog di musica. Davvero bello e interessante. Noi siamo orientati verso il mondo della chitarra classica e io in particolare verso la musica contemporanea. Volevo chiederLei se Le interessava fare scambio di link e di articoli. Mi farebbe molto piacere promuovere uno scambio di informazioni tra arti diverse con l’obiettivo di una coscienza artistica comune.

    Salutoni

    Andrea Aguzzi
    “Ich bin der Musikant mit Taschenrechner in der Hand”

    http://chitarraedintorni.blogspot.com/
    http://www.chitarraedintorni.eu

  2. Certo, mi interessa e mi farebbe piacere promuovere lo scambio di link e articoli soprattutto sulla musica (e l’arte in generale) contemporanea.
    Ringrazio per l’attenzione e i complimenti.
    Un saluto

    Fabrizio Nicolini

  3. Incontriamo ancora, e con piacere, Bruno Walter nelle battute finali del suo “Musica e Interpretazione”, dopo averne letto, qualche mese fa, un passaggio nel suo capitolo d’apertura. Fra le scritture dei due brani presentati da “Dialogosullamusica”, come ci informa l’autore e come peraltro si percepisce dalla diversità dei contenuti, intercorrono otto anni, un periodo lunghissimo di transizione storica decisiva, quale è stato l’inizio del secondo dopoguerra.
    Nella prima delle citazioni, accanto all’appassionata esposizione del primato della musica nell’universo artistico, Walter pone la questione della non-musica, ignara di (…”quelle leggi elemantari che la musica teorica si è proposta di riconoscere e di esplicare…) Lo fa con grande rigore, usando termini severi, talvolta estremi. E’ palese nel suo discorso una rigidezza di giudizio che non considera e non tollera la presenza di nessuna avanguardia artistica, ma è percepibile anche il timore che il suo pensiero appartenga ormai al passato e che l’idea creativa, che ritiene basilare, non possa più essere guida della produzione artistica futura.
    Ma allargando l’ambito di lettura, oltre a quello proposto, il tema si allarga. Esso tocca non solo la musica ma anche la società, specialmente quando, riferendosi a quello stato dell’anima, necessario a comprendere la bellezza, si legge: (…Come non nutrire timore per una generazione che forse tra poco non avrà nel suo vocabolario la parola “elevazione” se non nel senso tecnico per il volo e che per un’opera d’arte non chiede esperienza di commozione ma distrazione, eccitamento di interessi intellettuali o anche soddisfacimento nella smania di sensazioni…).
    Non che ignori la musica contemporanea di cui ha diretto opere importanti, concedendo qualche attenzione perfino a Schoenberg, ma egli resta fondamentalmente fermo sul senso artistico della musica, in lui da sempre prevalente, e che lo rende contrario alle innovazioni. Lo dice esplicitamente: (…Più in alto del mio dovere verso l’oggi sta la responsabilità verso l’arte alla quale la mia vita appartiene, nè io potevo rendermi sostenitore di tendenze le quali, secondo la mia convinzione, possono condurre alla rovina. Parlo qui anzitutto della musica atonale e dodecafonica, la quale, secondo i miei timori, rappresenta una minaccia di decadenza…).

    Leggendo i due inserti dedicati a Pierre Boulez si ha la conferma di quanto il suo mondo musicale sia estraneo a quello di Bruno Walter. Certo, non è una sorpresa. Per Boulez la musica è vitalità. Essa si affianca ad altre manifestazioni artistiche, dialoga con l’architettura, con le arti figurative, con la letteratura. Egli dirige, difendendone le innovazioni, le musiche del Novecento. Dirige Webern, Berg, Schoenberg, ponendosi come coscienza critica dell’avanguardia europea contro ogni rifacimento del passato.
    L’esatto opposto delle concezioni artistiche di Bruno Walter.
    Due personalità diverse: rivolta alla conservazione l’una, proiettata verso la modernità l’altra.
    Un saluto.

    Clelia

  4. Una analisi appassionata Clelia! Devo dire di trovarmi più dalle parti di Boulez….

    ho inserito il link sul Blog Chitarra e Dintorni

    saluti!

  5. Per caso o per necessità

    Nel 900 l’idea di CASO ha pervaso tutte le scienze sostituendo il concetto di necessità con il concetto di possibilità. La logica delle probabilità è diventata la logica delle scienze fisiche e della scienza della vita. E’ stata la biologia, per prima, con il trattato “L’origine della specie “ del 1859 di Darwin a stabilire l’indeterminatezza dell’evoluzione della specie e a definire la casualità nella trasmissione generazionale. Una rivoluzione concettuale, un paradigma interpretativo di ispirazione statistica. Scrive Darwin: “Gli schemi di classificazione ricevono una spiegazione razionale con la teoria della discendenza, combinata con il principio della selezione naturale”.
    E’, questa, un’indicazione metodologica assai importante, giacché non nega il criterio del classificare, e nemmeno il concetto di specie, senza di che non v’è scienza: toglie soltanto alla specie l’ombra metafisica che impediva di guardare con spirito critico al principio di classificazione: un’astrazione che è tale proprio perchè la realtà non è fissa, proprio perchè si evolve. Un principio che trova la sua ragione empirica nella variabilità dei caratteri. In ciò sta il valore euristico dell’idea di variabilità all’interno di un gruppo sistematico, l’idea che il gruppo, in quanto tale e perchè variabile, definisce il “tipo”, l’idea, infine, che la “dispersione” rispetto al tipo è il modo di essere della natura. Con Darwin, insomma, la biologia acquista coscienza di una realtà nuova: che non si può intendere la natura senza comprenderne la caratteristica immanente: la variabilità. E l’oggetto della ricerca non è più l’individuo in sé: è la pluralità statistica degli individui. E’ una Weltanschauung che scompare trascinando con sé l’idea di necessità (Italo Scardovi).
    “… soltanto il caso è all’origine di ogni novità” (Jacques Monod)
    Domanda: Anche in Musica, cari blogger ?

  6. Penso che le idee di Cage sulla Music of Changes siano una buona risposta … aleatoria :-D

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