agosto 1882
Aussee, agosto 1882: nella villa di Ladislaus Wagner, mecenate e buon dilettante di musica, ci si appresta a eseguire una novità di Johannes Brahms, il Quintetto op. 88 in fa maggiore. E’ un appuntamento tra amici al quale si sono presentati con i loro strumenti il violinista Ludwig Straus, il dottor Aloys Mayer, noto avvocato viennese che suona egregiamente la viola, e il consigliere finanziario Rudolf Lutz, che è uno stimato suonatore di violoncello. Il padrone di casa terrà la parte del secondo violino, ma i quattro amici sono preoccupati perché manca all’appuntamento colui che avrebbe dovuto tenere la parte della seconda viola. In sua vece si è presentato il capitano Moritz von Keiserfeld di Graz, un ottimo violinista che si è dichiarato pronto a imbracciare la viola e leggere a prima vista la sua parte. Ad ascoltare i cinque e a descriverci la scena c’è Max Kalbeck, noto musicologo al quale dobbiamo una prima ed estesissima monografia su Brahms. Arrivò anche Brahms e i cinque si misero a suonare, ma a questo punto possiamo cedere la parola alla cronaca di Kalbeck: «Mentre i cinque suonavano Brahms andava su e giù per la stanza e brontolava cose ora divertenti ora serie con il sigaro tra i denti. In quei passi del secondo movimento che ogni volta prima dell’entrata del tempo veloce devono suonare come lunghi sospiri, egli spiegò agli strumentisti: “Questo deve suonare pieno di nostalgia; quelli tra voi che sono sposati interpreteranno meglio questi sospiri!”. E al dottor Mayer disse: “Da quando ti sei dedicato alla viola, volevo darti la possibilità di metterti in luce”. La prova di lettura e quella generale aumentarono talmente la soddisfazione del Maestro che egli acconsenti all’entrata del pubblico per la matinée organizzata per il 25 agosto».
Un mondo nel quale un capitano, un consigliere finanziario, un avvocato e un possidente ungherese suonino un Quintetto di Brahms così bene da soddisfare l’autore, riuscite ancora a immaginarlo?
Che razza di persone potevano essere quei dilettanti così magnificamente agguerriti? Farebbe davvero piacere saperlo, conoscere qualcosa della loro vita privata, di quel loro riuscire a conciliare così bene le esigenze di una professione con quelle della musica. Questa possibilità ci è offerta dalla lettura di questo libro in cui si susseguono le lettere che per più di trent’anni si sono scambiati Johannes Brahms e quello che vorremmo definire l’esemplare più riuscito di quel nobile dilettantismo musicale, il dottor Theodor Billroth.[...]
Enzo Restagno, Un epistolario e uno stile di vita, in Caro Johannes!, EDT
Così si apre il magnifico saggio breve con il quale Enzo Restagno presenta l’epistolario.
Un grazie a tutti per gli interventi e le visite.

Luglio 20, 2008 a 8:55 am
che dire? Mi sembra curioso ed interessante. Grazie della segnalazione. Un mondo così, “nel quale un capitano, un consigliere finanziario, un avvocato e un possidente ungherese suonino un Quintetto di Brahms così bene da soddisfare l’autore” non esiste più ma qualche volta lo immagino.
Luglio 21, 2008 a 4:42 pm
Se qualcuno la vuole vedere la villa di László Wagner nella quale è stato suonato il Frühlingsquintett di Brahms la trova ancora sulle rive del Altausseer See in Stiria, trasformata in Hotel.
Luglio 22, 2008 a 9:08 am
Dopo lo sguardo alla villa e al lago, come in un film, lo sguardo si posa sugli interpreti: non professionisti, si diceva. Leggo in questa scena l’apertura del Regista verso i non musicisti. Un grazie al Regista.
Luglio 27, 2008 a 3:57 pm
Agosto 1882. Un quadro vivo di una riunione straordinaria: cinque musicisti non professionisti si incontrano in una villa di Aussee, in Austria,
per eseguire il quintetto op. 88 di Brahms, presente il compositore.
In un interessante saggio, “Un silenzio cantato - Hausmusik e scrittori nella Trieste asburgica” (disponibile alla Biblioteca civica di Rovereto ), Stefano Crise ricorda la partecipazione e la pratica della “musica in casa”, di numerose personalità di spicco di una Trieste aperta alle espressioni culturali del mondo germanico: Italo Svevo, il fratello Elio Schmitz, Scipio Slataper, Carlo Michelstaedter, Carlo Stuparich, Enrico Elia.
Ma l’Hausmusik, che raggiunge il pieno della sua fioritura proprio nella seconda metà dell’Ottocento, non era necessariamente sempre eseguita ai più alti livelli come, si presume, quella di Aussee, e il suo ruolo non era riferito solo alla musica, ma anche alla società ed alla famiglia. Essa si insinuava tra i costumi e nella mentalità borghese di allora, creando una rete di interrelazioni di tipo sociale ed anche economico. Scrive Stefano Crise:
“Il bisogno di musica è conseguente anche alle sedimentazioni delle consuetudini borghesi della seconda metà dell’Ottocento in cui si dà più spazio al tempo libero. (Che) è sopratutto femminile ed è finalizzato all’educazione dei figli, mentre quello maschile si ritaglia in campo più ampio solo quando le entrate finanziarie permetteranno al capo famiglia determinati hobbies, tra cui la musica. Il rito della “musica in casa”, della Haumusik, vuole il proprio sacerdote: il capofamiglia che deve essere perfetto per avere la stima dei suoi, amorevole, per essere amato, risoluto, per essere ubbidito. In lui si fondono, da un lato, la mentalità dell’accumulo di ricchezze e, dall’altro, la ricerca di decoro e di rispettabilità che la classe al potere deve avere.”
Dall’inizio del Novecento il declino della “musica in casa” è stato inarrestabile. L’uso di mezzi di riproduzioni sonori, sempre più numerosi e raffinati, ha fatalmente quasi cancellato una nobile usanza che ha accompagnato, per qualche secolo, l’evoluzione della società europea. Peccato!
Clelia